Artist Statement

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ARTIST STATEMENT

Il mio approccio all’arte si basa sull’utilizzo di diversi media fra cui la pittura e la performance. Sin dagli esordi la mia pittura si evolve per cicli, in questi, il disegno nella sua accezione più classica costituisce il fondamento del mio operare; i temi sono immagini mediatiche e del quotidiano, avvenimenti che mi hanno segnata, racconti autobiografici, visioni della memoria che si materializzano in rappresentazioni surreali sospese nello spazio della tela. Non perseguo obiettivi realistici, semmai cerco di trasfigurare creando una commistione di disegno e colore pur mantenendo un filo diretto col reale. Nel tempo la rappresentazione si è fatta sintetica e bidimensionale; utilizzando la tela come una superficie bianca su cui si stagliano centralmente le composizioni ho innescato un brainstorming di forme a “grappolo”. La gamma cromatica ha tonalità forti e sintetiche grazie all’utilizzo di vari media tra cui smalti, medium materici e lucidi, e pennarelli ad acqua. I soggetti spaziano da figure umane, animali, oggetti, paesaggi, cibo, forme naturalistiche, piante erbacee a guisa di corde, flutti e colature liquide, tutto concorre a creare il “corpus” del lavoro attraverso la stratificazione di tre livelli. Il primo livello è costituito dal disegno a penna biro per delineare i perimetri, il secondo da campiture cromatiche immateriali realizzate con pennarelli giapponesi ad acqua particolarmente trasparenti. L’ultimo livello, quello materico, dato dall’olio e dal collage di carte, definisce volumi, forme geometriche, architetture.
Partendo dal presupposto che non esiste un concetto di verità assoluta in questo storytelling non esprimo giudizi ma visioni, colgo e rappresento il mondo come un caos polifonico. Talvolta vi è drammaticità, ma alla fine di quel turbamento che la creazione è per me, in ogni dipinto vi è una sorta di redenzione, che riscatta me (e il mondo intero) portando un lieto fine: sono flutti, piante erbacee, colature. Di pari passo con il lavoro pittorico si sviluppa il lavoro performativo, legato nel suo nascere alla fotografia e all’esigenza di interagire con la città anche ricorrendo alla fiction qualora necessario. L’interesse per la tradizione fotografica legata al territorio e alle sue mutazioni ha caratterizzato i miei esordi con una reflex analogica, con questa ho immortalato luoghi storici, luoghi abbandonati, e spazi funzionali, come stazioni, aeroporti, centri commerciali, che Augé definì negli anni ’90 come “nonluoghi”. Il soggiornare nella città di Berlino, le forti contraddizioni fra ciò che l’architettura contemporanea rappresenta a livello simbolico e ciò che invece sono realmente i modi di viverla, il vuoto di identità che percepivo, mi hanno spinto a documentare luoghi emblematici sia per valore storico che per cancellazione di questo. Lo spazio urbano, le relazioni tra corpo e tecnologia, il paesaggio artificiale,la comunicazione mediatica, un “dentro” umano e per contro un “fuori” sempre più complesso sono temi che hanno ispirato diverse azioni documentate dal 2001 ad oggi; il ripetersi ossessivo di un gesto violento, l’assunzione prolungata di cibo, l’occupazione temporanea di uno spazio pubblico, la lettura di ricerche di laboratorio segrete, sono alcune delle azioni realizzate. Queste azioni sono autentiche, non vi è teatralità tantomeno alcun intento critico, l’obiettivo è trasmettere messaggi liberi fornendo un punto di vista personale e indurre un’esperienza emozionale da condividere. Ad eccezione del video, dell’azione non resta traccia alcuna.

My approach to art is based on using different media such as painting and performance. From the beginning my painting evolves in cycles, in these, drawing in its most classical sense is the foundation of my work; the themes are media images and everyday life, events that have marked me, autobiographical stories, visions of memory that materialize in surreal representations suspended in the space of the canvas. I do not pursue realistic goals, if anything, I try to transfigure creating a mix of drawing and color keeping a direct link with reality. Over time the representation was made concise two-dimensional; using thecanvas as a white surface on which compositions stands out centrally, I have triggered off a brainstorming of “cluster” shapes. The color range has strong and synthetic tones by using various media including enamels, medium textured and glossy, and water markers. The subjects are human figures, animals, objects, landscapes, food, naturalistic forms, herbaceous plants in the form of strings, waves and liquid drips, everything comes together to create the “corpus” of work through the stratification of three levels. The first level consists of the pen drawing to delineate the perimeters, the second from intangible chromatic backgrounds made with particularly transparent Japanese water markers. The last level, that more material, is made from oil and collage defining volumes, geometric forms, architectures.
Assuming that there is not a concept of absolute truth in this storytelling I express no judgments but visions, I take and I represent the world as a polyphonic chaos. Sometimes there is drama, but at the end of that turmoil that creation is for me, in every painting there is a kind of redemption, that redeem me (and the world) carrying a happy ending: they are waves, herbaceous plants, drippings. Alongside the pictorial work develops the performative work, related in its birth to photography and the need to interact with the city even by resorting to fiction if necessary. The interest in the photographic tradition of the territory and its mutations has characterized my beginnings with an analogical reflex camera, I captured historic places, abandoned places, and functional spaces, such as stations, airports, shopping malls, which Augé defined in 90s as “non-places”. The stay in the city of Berlin, the strong contradictions between what contemporary architecture is symbolically and what really are the way of living it, the void of identity that I felt, motivated me to document emblematic places whether for historical value that for cancellation of this. The urban space, the relationship between body and technology, the artificial landscape, the media communication, an “inside human” and against an “outside” increasingly complex, are themes that have inspired several actions documented since 2001; the obsessive repetition of a violent act, a prolonged intake of food, the temporary occupation of a public space, reading of secret laboratory research, are some of the actions realized. These actions are authentic, there is no theatricality nor any critical intent, the goal is to transmit free messages providing a personal point of view and induce emotional experience to share. Except for the video, of all this of the action there remains no trace.[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row]