A Hole can Make a Difference 2009

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A HOLE CAN MAKE A DIFFERENCE

Bologna, 2009, 2’ 29”

Project by Roberta Cavallari, Caterina Curzola

Un buco è una ferita, è un apertura, è ciò che fa passare dentro e fuori i flussi trattenuti, censurati. Nel video una testa è avvolta da una tela che copre i sensi e censura le aperture più potenti: occhi, bocca, orecchie, compromettendo così ogni interscambio col mondo. Limitare le possibilità di espressione significa limitare la libertà umana, e ridurre l’essere umano a corpo occluso e disumanizzato. Comunicare è instaurare relazioni di scambio col mondo attraverso la parola e le azioni; quando queste sono impedite il corpo si ribella, e con un gesto violento su sé stesso si autoinfligge una ferita che apre un varco, da cui fuoriesce una verità bianca, una luce geometrica che è proiezione del mondo, del tempo, e del pensiero collettivo che la censura ha occultato. Il corpo costretto dalla gabbia in cui vive, trova, nella creazione di un taglio, un canale aperto verso il mondo. Laddove si limitano le condizioni di comunicabilità si sottrae libertà a un uomo.

A hole is a wound, is an opening, a hole lets in and out withheld censored flows. In the video a head is wrapped in a canvas covering the senses and censors the most powerful openings: eyes, mouth, ears, compromising any interchange with the world. Limit the possibilities of expression means limiting human freedom, and reduce the human being to become an occluded and dehumanized body. To communicate is to establish trade relations with the world through words and actions; when these are prevented the body rebels, and with a violent gesture on itself inflicts a wound, an opening which emits a white truth, a geometric light that is projection of the world, of the time, of the collective thought that censorship has concealed. The violated body, constricted by the cage in which it lives, finds in the hole a channel to the world. If you limit the conditions of communicability, you subtract freedom to a man.

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