Restando Umani 2011

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RESTANDO UMANI

Courtesy Tenuta dello Scompiglio, (Lucca), 2011, 9’

Performance by Roberta Cavallari

Project by Lucia Anselmi, Roberta Cavallari

Per mesi ho raccolto ossessivamente quotidiani e riviste d’informazione, meticolosamente ho ritagliato foto e articoli che ritenevo potessero costruire un racconto del presente, solo nel tempo mi sono accorta dell’impossibilità di percepire un senso delle cose: la verità dei fatti non si delineava, anzi, si infossava tra i ritagli accumulati. Ho creato un collage da cui sono emersi conflitti politici, propaganda e cronaca, intanto nulla mi distoglie dal cibo, e nonostante picchi glicemici resto passiva davanti alle immagini scioccanti che ho collezionato. Sono impotente e attonita davanti ai titoli dei quotidiani, e se tento di elaborare un pensiero critico sulle cose non distinguo verità e finzione, inoltre, per simmetria, sono esattamente come il mondo mi vuole: un corpo senza segni, un corpo anonimo. L’unica certezza è che non smetterò di mangiare, tantomeno di leggere le notizie, questo binomio mi basta per restare immobile nel tempo senza avere altri desideri. Solo l’orologio, di tanto in tanto, mi distrae e mi accorgo che sono immobile mentre il tempo scorre, vorrei sentirmi attiva, ma sono ingabbiata in questo corpo di donna occidentale che non mi rappresenta, frutto dell’imitazione di modelli prodotti dalla sottocultura della moda e della televisione. Forse non dovrei mangiare continuamente, forse non dovrei sprecare tempo a preoccuparmi del corpo, piuttosto dovrei riflettere sulle fotografie che ritaglio e che mi accingo ora a catalogare mentalmente. Ho scelto una serie di fotografie, le ho appese ad un mantello bianco, servono a ricordarmi che tutto ciò che ho letto è solo una parte della realtà e che mai devo smettere di cercare dentro ai fatti la verità, e mai devo distrarmi da pensieri più alti rispetto a quello del corpo. Solo così posso riscattare la colpa di essere, in quanto donna occidentale, corpo riempito di segni della cultura del capitale. Questo mantello costituisce il mio veicolo di espiazione e di rinascita, ogni fotografia appesa è un altarino sacro su cui soffermarmi nella speranza di restare vigile e tesa verso l’essere umano.

For months I’m obsessively collecting newspapers and news magazines, meticulously I crop and collect what I think that can built a story: photos, articles, but then I realize the impossibility of perceiving a sense of things: the truth of the facts is outlined, rather, it sinks between the pages. I create a collage, I see conflicts between political factions, emphasis on propaganda and spread news, meanwhile nothing distracts me from food, and despite a glycemic pick I filter out passively. I am helpless and astonished in front of the newspaper headlines, and if I try to develop a critical thinking about the things I cannot distinguish truth and fiction, also, for symmetry, I’m just like they want me to be: a body without signs, an anonymous body.The only certainty is that I will not stop to eat, much less to read the news, this combination is enough for me to stand still in time having no other desires. Only the clock, from time to time, distracts me and I realize that I’m still while time passes, I want to feel active, but I’ m caged in this Western woman’s body that does not represent me, it’s shaped by fashion and television subculture. Maybe I should not eat constantly, maybe I should not waste time worrying about the body, rather I should reflect on the photographs that I’m cropping and that I shall now mentally cataloguing. I have chosen a series of photographs, I hung them on a white coat, it’s made to remind me that all I have read is only a small part of reality and I never have to stop looking for the truth, and distract me from thoughts higher than the body. Just so I can redeem the guilt of being, as Western woman, body filled with signs ofcapital culture. This cloak is my vehicle of expiation and rebirth, each hanging photograph is a sacred altar on which to focus in the hope of staying vigilant and tense towards the human being.

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